Il cibo complice del nostro destino.

“Perché i primi passi che il bambino compie a tavola non sono solo fondamentali per la sua crescita, ma possono contribuire a prevenire l’insorgenza in età adulta di malattie correlate all’alimentazione”. A sostenerlo è uno dei maggiori esperti italiani in tema di nutrizione, il pediatra e gastroenterologo Ruggero Francavilla.
La nostra risente sempre più di problemi legati all’alimentazione. Che cosa mangiamo, e perché? Sono domande che ci dovremmo porre e invece a decidere per noi ci pensa la pubblicità, le di giornali accreditati o l’ultimo imbonitore nutrizionista ospite in tv. Alla stregua degli ultimi fatti a cominciare dal grano di indubbia provenienza e dopo la diffusione dei risultati delle analisi sui campioni di pasta secca di alcune tra le più importanti aziende Italiane fatta da GranoSalus si direbbe che è arrivato il momento di soffermarci a capire cosa ci fa bene e cosa ci fa male. Il convegno che si è tenuto a Genzano di Lucania promosso dal Movimento 5 Stelle ha voluto fare chiarezza di quale è bene fidarsi a cominciare dai primi anni di vita dei nostri figli, anzi a detta del pediatra Ruggero Francavilla, noto gastroenterologo dell’, “la salute del bambino inizia dalla pancia della mamma”. Secondo uno studio americano illustrato da Francavilla alla platea dei presenti “nel sangue delle donne in gravidanza analizzate sono stati trovati almeno 4 contaminanti tra cui, 89% mercurio, 100% piombo, 83% pesticidi e altri quanto basta per esporre il feto a rischio contaminazione. “ Il bambino è un soggetto particolarmente vulnerabile, e non è affatto un piccolo adulto” – ha spiegato Francavilla nella suo intervento. Infatti, l’intestino di un bambino ha una capacità assorbitiva molto maggiore di quella di un adulto. A parità di contaminanti negli alimenti, egli ne assume quattro volte di più, e siccome nel sangue del bambino non ci sono ancora le proteine che servono a legare le sostanze tossiche e a non renderle disponibili alla circolazione, egli si contamina più facilmente. Come pure per tutti gli altri organi. “Sostanze come la diossina, i pesticidi, che tendono ad essere liposolubili, si accumulano molto più facilmente nel tessuto grasso del cervello che non nell’adulto.” – ha spiegato Francavilla – “ A sua volta, il fegato non ha la capacità di metabolizzare e di eliminare le sostanze nocive e tale capacità è zero nel feto. Così come anche il rene, non ha la capacità di filtrare tali sostanze”. Il problema grave è che l’assunzione quotidiana cronica non dà un effetto immediato, e l’insorgenza di malattie si verifica magari dopo vent’anni, in età adulta.

Professor Francavilla, sono discorsi inquietanti che non tutti conoscono.
E’ vero. I contaminanti tossici lavorano in maniera così silente e a lungo raggio di azione da non sospettare le mamme e farla franca. Non è così per ricercatori e studiosi che da anni studiano la presenza di contaminanti nel cibo e ne denunciano la loro pericolosità. Lo stesso Ministero della Salute fa rifermento al regolamento europeo 1881/06 per mettere ordine nell’ alimentazione a cominciare da quella dell’infanzia. Oggi parliamo di grano. Parliamo di micotossine., altettanto nocivi al pari dei pesticidi.  Il regolamento in questione stabilisce che, ad esempio, il Don,acronimo di Deossinivalenolo, deve arrivare al massimo a 200 ppb, mentre per noi adulti a 750 nella pasta e 500 ppb nel .

Ma non sempre è così. Il segue altre regole che non coincidono con quelle salutistiche.
Assolutamente sì. Purtroppo. Vorrei ricordare la campagna pubblicitaria di una nota azienda industriale, leader nl campo dell’alimentazione,  che cominciò a produrre un formato di una pasta piccola con un valore di Don sui 340 ppb che veniva paragonata ad una pasta spacciata per bambini. Ci fu una grande battaglia legale che portò ad una sentenza che impose di scrivere sulla confezione dei piccolini che non era una pasta adatta ai bambini al di sotto dei 3 anni.

Soltanto che come quelle ce ne sono un mare in giro.
Già. Nel 2012 il prof Alberto Ritieni dell’Università degli Studi di Napoli testando le paste scoprì che un quarto di quelle presenti in commercio aveva un valore di Don non adatto ai bambini. Diversi anni dopo Altroconsumo denunciò il rischio di contaminazione in un documento dal titolo “Che pasta?” Lo stesso Carlo Bresa, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità avvertì che tale rischio era molto alto.

Perché succede?
Perché il grano non sappiamo da dove arriva, e non lo sappiamo ancora. Pensi che solo il 23% è di produzione italiana , il 43% arriva dall’estero portato da grossi importatori, il 34% non è dichiarata la provenienza, ma quando è importato arriva dal Canada , dall’Uzbekistan, dall’Australia.

Un grano che viene da così molto lontano, come fa a costare meno di quello italiano?
Sicuramente la non è delle migliori. Ne sono più che sicuro. Vede, livelli di micotossine permessi nei vari paesi sono di gran lunga più bassi di quelli previsti in Europa. Il Canada, ad esempio, permette il Don fino ad un valore di 1000 ppb per i loro animali, maiali e vitelli, l’Europa invece lo alza fino ad 1750 ppb per la sua popolazione. Quindi tutto quello che va oltre il limite previsto in Canada,  lo esportano e ce lo prendiamo noi, e forse perché lo tagliamo lo consideriamo nostro. La storia è fatta di navi che partono dall’Australia  e arrivano nel porto di Bari dopo aver circumnavigato l’Africa e, anch’io, non riesco a capacitarmi come quel grano dopo aver girato tanto il mondo e consumato tanto petrolio per arrivare qui, costi meno del nostro.

E’ quanto denuncia anche Grano Salus.
Condivido la mission di Grano Salus. Il dovere di informare alle esposizioni croniche a cui siamo sempre più sottoposti non vuol dire allarmismo, ma aiuta a rendere consapevole il consumatore, che non sa né minimamente immagina, delle sue scelte.

Come possiamo ridurre le esposizione alle micotossine?
Per evitare contaminazioni e micotossine bisogna scegliere il grano italiano. In particolar modo il grano delle regioni del sud Italia. Non per bravura, ma semplicemente perché agli agricoltori della Puglia, della Basilicata li aiuta il sole, li aiuta il fatto che al sud non c’è umidità, e quindi non si formano tante micotossine quante quelle che si formano nella Pianura Padana, o peggio ancora nei paesi al di sopra del 50 esimo parallelo come il Canada, dove l’essiccazione avviene in campo, attraverso l’uso del glifosato, che determina tra le altre patologie , la Gluten sensitivity. Suggerirei di scegliere prodotti ottenuti da coltivazioni biologiche che meglio di altre rispettano la buona pratica agricola e riducono l’esposizione alle micotossine e ad altri contaminanti tossici. Dal momento che non tutta la pasta che compriamo è per bambini, per loro è meglio affidarsi al “babyfood”, essendo sottoposto ad una rigida normativa. Prevenire è la parola d’ordine in pediatria perché prevenire è molto meglio che curare,  dal momento che gli effetti collaterali negativi si presentano in età adulta.

E’ questo il suo consiglio?
A proposito di consigli suggerisco di leggere il “Breviario di Resistenza Alimentare”, il cui autore è Michael Pollan, uno dei più accreditati giornalisti americani in campo dell’alimentazione, che è riuscito a racchiudere in 64 regole d’oro alcune perle di saggezza sulla scelta degli alimenti, dettati dal buon senso e che la scienza ha poi confermato.

Magari ne citiamo qualcuno….
Certamente. Partirei dalla frase “mangiate solo cibo che va a male”, perché è il meno contaminato; una mela staccata dall’albero dopo pochi giorni inizia ad ammalarsi, mentre quella comprata al supermercato, perché presa acerba, trattata in post raccolta, incerata, dura un anno, non si ammala. Chiedetevi il perché. La seconda frase è “evitate i prodotti con ingredienti che nessun essere umano terrebbe in dispensa” io non tengo in cucina la gomma xantata, e poi “non comprate niente che abbia più di 5 ingredienti” e ancora “ pensate di andare a far la spesa con la vostra bisnonna e prima di comprare qualsiasi prodotto chiedete a lei, “ma tu la mangeresti? “E se vi fa la faccia perplessa non lo comprate. E per finire “pagate di più e mangiate di meno”. La qualità di paga. Abbiamo anche il vantaggio che meno fa bene alla nostra salute. Ma soprattutto, difendiamo i nostri bambini.

Angela Calia
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