Il Dossier Grano Salus arriva in Parlamento.

Grano Salus evidenzia l’eccellenza delle produzioni agricole del e chiede al Parlamento la massima attenzione per la difesa della sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy.
Si può fare la pasta esclusivamente con grano italiano? La risposta che viene dal mondo dell’industria alimentare italiana è no, per due motivi: innanzitutto perché la produzione italiana non è sufficiente per produrre pasta da vendere in tutto il mondo e, secondo perché le caratteristiche qualitative del grano italiano non sono altrettanto competitive e sufficienti per gli standard produttivi, dove l’aspetto prevalente della è rappresentato dal tenore proteico e da altri aspetti reologici. Ma è davvero così? Secondo l’ Grano Salus , che riunisce produttori di grano duro delle Regioni del Sud Italia e consumatori, fare la pasta esclusivamente con grano italiano si può, eccome, e per dimostrare l’infondatezza di queste affermazioni sul web sta facendo sentire il suo grido d’allarme circa i finti Mede in Italy. Lungi da essere una guerra mediatica e nemmeno quella per non per contrastare l’industria alimentare, l’impegno di Grano Salus va oltre per fermare le importazioni selvagge di grano estero, fatte senza alcuna considerazione del pesante impatto negativo che ciò comporta sul piano salutistico, economico, occupazionale e ambientale. Le obiezioni alle tesi dell’industria alimentare Grano Salus, le ha rivendicate anche in sedi istituzionali, in primis lo scorso 11 marzo in IV Commissione Regionale della Basilicata, che si occupa specificamente anche di difesa della e che non si è sottratta ad un approfondimento sui problemi causati dai contaminanti micotossici e chimici dei prodotti di origine cerealicola, alla luce anche dei risultati delle analisi sui campioni di pasta secca di alcune tra le più importanti aziende Italiane fatta da GranoSalus, e da cui sono emersi dati inquietanti. E, successivamente, lo scorso 16 marzo, in Parlamento, durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati sul tema della “ e difesa delle produzioni agricole del Mezzogiorno” promossa da due difensori del Made in Italy, gli On. Cosimo Latronico (DI) e Giuseppe L’Abbate (M5S). Ad entrambi il presidente, Saverio De Bonis, accompagnato da una delegazione di Grano Salus, ha consegnato un Dossier che riporta i dati delle analisi effettuate e specifici riferimenti ad una dettagliata documentazione scientifica. Un vero e proprio vademecum di cosa occorre mettere in pratica per rispondere alla domanda di conoscenza e che gran parte dei consumatori ormai avanza con insistenza. Un lavoro corposo e ben documentato che il deputato lucano Latronico e il deputato pugliese L’Abbate hanno molto apprezzato e condiviso, impegnandosi in un una azione di sensibilizzazione del Parlamento. “Basta poco ad intuire che avremmo addirittura un surplus di oltre mezzo milione di tonnellate di grano duro Made in Italy rispetto al fabbisogno del interno. Sono valori che assicurano un indice di auto approvvigionamento superiore al 100% per la nostra filiera produttiva”” – ha spiegato il presidente Saverio De Bonis, portavoce dei 450 agricoltori e più di 6.000 consumatori di Grano Salus, entrando nel merito della discussione “Non avremmo niente da ridire se le industrie comprassero grano estero buono, siamo favorevoli alla globalizzazione, purtroppo preferiscono importare il grano estero che costa meno e pagare il grano italiano di ancora meno del grano estero cattivo”. Questo fenomeno distorsivo e ancor peggio consolidato, è un’ombra nascosta sulla trasparenza della del prezzo all’origine cui sui Grano Salus sta indagando. “Siamo tutti consumatori” ” – ha dichiarato nel suo intervento l’on. Latronico – “ e tutti sempre più disorientati ed allarmati. Risultano insufficienti gli strumenti per leggere facilmente la provenienza e la reale composizione delle derrate . Bisogna insistere perché i consumatori riconquistino la loro sovranità e i produttori si vedano valorizzato il proprio lavoro, oggi aggredito da produzioni estere spesso scadenti dal punto di vista qualitativo che producono la crisi di prezzi e l’impoverimento del reddito degli agricoltori. In particolare i prodotti derivati dal grano (pasta, , pizza, biscotti, etc) sono condizionati dalla scarsa delle derrate provenienti dall’estero con problemi di salubrità e contaminazione dei prodotti ed il corrispettivo ridimensionamento delle produzioni italiane prevalentemente allocate nelle regioni meridionali”. Trovare consensi in parlamento non è cosa da poco per un’associazione sui generis che vive sulle proprie forze. “Occorrerebbe che il Piano cerealicolo per la tutela del settore, che non sia soltanto un progetto sulla carta, fermo nei cassetti del Mipaaf “ – ha rimarcato l’On. L’Abbate – mentre il decreto di etichettatura di origine delle farine di grano duro non raffinate presentato dal governo a Bruxelles per l’approvazione in realtà non risolve il problema, semmai lo complica”. Sulla sicurezza alimentare il presidente di Grano Salus ha fatto notare come “La presenza di diversi contaminanti (Don, Gliphosate, Catmio) riscontrate nelle confezioni di pasta esaminate seppure ciascuno al di sotto dei limiti fissati per Legge , tranne che per due marchi che presentavano limiti superiori alle soglie per l’uso alimentare dei bambini, costituisce un elemento ulteriore di preoccupazione se si pensa agli effetti combinati delle varie sostanze tossiche, e induce ad un approfondimento sui problemi per la salute umana”. “Stiamo lavorando all’etichettatura d’origine della pasta ” – ha rassicurato l’ On. Labbate – “per garantire al consumatore un informazione corretta che riporti l’indicazione obbligatoria “100% grano italiano”, quando la semola è appunto derivante interamente da grano made in Italy, oppure, per gli altri casi, la dicitura alternativa “miscela di grani”. Grano Salus, però, non vuole fare tanto rumore per nulla, né vuole allarmare nessuno. Aspettando tracciabilità ed etichettature varie, ritiene che il principio di precauzione sia messo urgentemente in atto dalle autorità sanitarie nazionali. Principio che prevede l’obbligo di non mettere in commercio un prodotto se ci sono anche minimi dubbi che riguardano la salute dei cittadini, specie per alcune categorie di consumatori come i bambini e le donne in gravidanza. E mentre gli On. Latronico e L’Abbate hanno apprezzato l’azione divulgativa di Grano Salus in difesa del consumatore e degli agricoltori, definendola di grandissimo valore etico e incoraggiato i soci ad andare avanti, a non mollare, confermando tutta la loro disponibilità a fare quello che è necessario per venire incontro alla forte aspettativa di domanda salutistica, dal canto suo Saverio De Bonis con toni pacati ma determinati e incisivi li ha invitati a farsi carico dei problemi di salute di tutti i consumatori legati al consumo di pane, pasta e derivati del grano contaminato e soprattutto a rendere responsabile la , affinché i livelli di guardia intorno a questi temi non siano abbassati, affinché il legislatore faccia la sua parte, affinché il consumatore conosca la provenienza di tutta la filiera di questo prodotto per una scelta consapevole, affinché si smetta di nascondere sotto il tappeto i pericoli dei contaminanti e la loro co-presenza, si smetta di insinuare sulla credibilità di Grano Salus, si smetta di intimidire i detentori della verità sul Made in Italy in nome del profitto. La del grano italiano, unica e preziosa, va difesa ad ogni costo.

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