Un Istituto al servizio della cultura.

Ospite dell’ della terza età “Leonardo Barnaba” Mirabella conquista con la sua Lectio Magistralis i “non giovani”corsisti altamurani nel giorno del solenne insediamento del nuovo direttivo.
Cambio di guardia all’Istituto universitario di permanente fondato dalla famiglia Barnaba, che con i suoi ben 28 anni di età, si appresta a girare pagina. Un team di nomi con un passato professionale ben radicato sul territorio a cominciare dalla neo presidente Rachele Cristina Indrio, che subentra al prof Luigi Viscanti. Il suo è un curriculum di grande spessore per ” una vita spesa ad elevare la , valorizzare le eccellenze, arginare il fenomeno della dispersione scolastica, generare studenti appassionati e itineranti intrecciando rapporti con scuole straniere europee ed incrementando le relazioni internazionali dopo aver valorizzato e rilanciato la scuola in tutte le sue forme”. E’ il cerimoniere Marina Angelastro ad elencare la lunga esperienza nella scuola del Preside Indrio, pronta a questa nuova avventura che la porterà nel mondo parallelo a quello dei suoi giovani studenti con cui si è confrontata finora, quello dei non giovani con una spruzzata di bianco tra i capelli, come li ha definiti. In tanti avevano riempito la sala dell’Hotel San Nicola, per dire che loro ci sono e hanno anche voglia di imparare e di confrontarsi. “Sono onorata di guidare una realtà che ha sempre esercitato un certo fascino nella nostra città” – ha confessato Indrio per poi passare a spiegare le finalità gli obiettivi futuri della nuova amministrazione. “Lavoreremo per una programmazione che sia fertile per tutti e che sfrutti la sinergia tra ed enti che fanno parte della consacrata del territorio”. In questo progetto Indrio è coadiuvata dalla neo vice presidente Rosanna Galantucci. “Mi impegnerò come tutto il direttivo del resto, per dare il massimo del mio supporto a questa associazione storica che rappresenta un punto di riferimento per tanti altamurani” – ha detto Galantucci rivolgendosi a tutti gli iscritti presenti -“ per me sarete una fonte di saggezza, spero di poter essere all’altezza del mio ruolo e di poter ricambiare tutto quello che voi darete a me”. Che i buoni propositi ci sono tutti lo dimostra la presenza della prof Giovanna Fraleonardo , presidente Federuni, la federazione che raccoglie 250 università in tutta Italia dal 1982, di cui è associata l’Università della terza età “Leonardo Barnaba”. Il suo è un saluto internazionale dal momento che, a sua volta la Federuni fa parte dell’Association internationale des universités du troisième age” (Aiuta). “Sono qui perché mi sento parte di questa scuola che nasce dal basso” – ha confessato Fraleonardo -“e non è seconda a nessuna in tema di progettazione , organizzazione e regolarità delle lezioni, merito della uscente amministrazione Viscanti”. Poi ha ricordato le battaglie fatte per avere una legge regionale che riconoscesse le Università della terza età in Puglia . “Fu grazie all’impegno di un vostro concittadino, l’on Pietro Pepe “- ha poi commentato – “se ora siamo sul territorio una scuola a tutti gli effetti di legge. La strada è ancora lunga per una legge che ci riconosca a livello nazionale, ma ce la faremo”. L’Università della terza età di è una scuola di eccellenza, con un corpo docenti di grande prestigio impegnato volontariamente in diverse discipline, 40 in tutto, che rappresentano l’offerta culturale a disposizione dei non giovani, che sono tanti e costituiscono un valore aggiunto di questa . “E’ brutto parlare di anziano, parliamo di terza età per dire di un età del cuore e della mente che non è contrassegnata da un invecchiamento, bensì da una di esperienza di vita, di lavoro, di professionalità che prescinde dall’anagrafe ” – ha spiegato il Rettore Emanuele Lorè, riconfermato nel suo ruolo – “che hanno ancora da dare e il nostro compito come scuola è quello di impegno nel sociale a favore delle categorie anche svantaggiate”. Riconfermato anche il prof Michele Loporcaro del personale amministrativo che da sempre si prodiga, come tanti altri del resto, impegnati nel sociale. Non è un caso che il tema scelto per la serata sia legato alla parola “Elisir”, qualcuno direbbe di lunga vita, no risponde l’ospite Michele Mirabella che della parola elisir ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. “Quando inventammo “Elisir” tutto doveva essere tranne che di lunga vita. Come ha detto il rettore Lorè, elisir vuol dire pietra filosofale ,che è quella pietra cercata dagli antichi perché era in grado di trasformare qualsiasi metallo in oro, ma non è mai stata trovata perché non esiste, mentre il programma “Elisir” esiste e come”. Un trascorso alle spalle di tutto rispetto tanto da non poter fare un elenco per ricordare le cose fatte in tv e a teatro, scrittore, Mirabella è lì per una lectio magistralis ai corsisti che lui non ama definire della terza età. “Nessuno parla di prima età, di seconda età eppure i geriatra ne hanno inventato una quarta e presumibilmente arriveremo ad una quinta . Ma come si può numerare l’età. Sono infastidito da questa sciocchezza. Mi piacerebbe che ognuno avesse la sua e non l’età di un gruppo generazionale. Ogni uomo ha avuto il compito divino dalla sua creazione e nel progetto escatologico dell’umanità non è consentito secondo me progettare una aritmetica degli anni che ci sono stati dati in dote”. E’il mistero della nostra vita. Altrimenti se non ci fosse un destino escatologico la vita umana non avrebbe alcun senso spiega Mirabella e cattura con la sua lezione la platea dei presenti, parla, espone, dichiara, si confessa. “non vedo l’ora di raccontare a mio nipote del suo bisnonno che nel 1860 conobbe di persona Garibaldi”. E allora a se tramandare è ciò che veramente conta quel “Sìtet ca te cuntu” dettogli da un vecchio consulente di antropologia salentina è l’unica cosa importante per dialogare tra le generazioni, quello che gli inglesi chiamano storytelling. Lui, padrone della scena, ammirato dai suoi interlocutori altamurani, ricevere complimenti da parte di illustre personalità presenti alla lezione. Ed è Franco Popolizio che di anni ne ha, a interloquire per primo “Come lei, signor Mirabella ce ne vorrebbero tanti nel mondo”. Don Nicolino , Don Vincenzo Basile e altri docenti si confrontano sul piano filosofico e Mirabella non si esime dal tenere la sua lectio magistralis espletando la sua grande ecletticità di linguaggio, passando dal greco di Socrate al latino di Dante, alla letteratura italiana recitando Pascoli, al suo bitontese con un accento romano, raccontando aneddoti intrisi di sana saggezza dei suoi genitori in un avvicendarsi di episodi tratti dell’Eneide. Se non altro perché la narrazione se non è attivata da un’esperienza condivisa diventa una semplice chiacchierata.

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