Batterio killer, facciamo il punto con Michele Ferrulli.

Mentre a bari si è riunito il tavolo di crisi sulla dopo i casi di infezione intestinale di Escherichia coli per risalire alla causa, parliamo con uno dei massimi esperti di igiene alimenatare della Seu.
Proviamo a capire meglio cosa sta succedendo… Vista l’emergenza sanitaria di questi giorni ad . Due altamurani di 16 e 19 mesi, ricoverati a fine di maggio all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, per entrambi la diagnosi dei medici è stata di sindrome emolitico-uremica. La bimba di nome Vittoria, la più piccola, apparsa subito in grave condizioni, ieri dopo il coma, non ce l’ha fatta. E’ di oggi la notizia che altri due hanno contratto la Seu, di cui uno ricoverato a Napoli aveva transitato per Altamura in quei giorni. La Regione Puglia ha fatto scattare l’allerta, del caso se ne stanno interessando gli uffici del Servizio Igiene Alimenti Nutrizione (Sian) di Bari e Altamura stessa. Cercheremo di comprendere meglio a cosa ci troviamo di fronte. Se c’è veramente da avere paura. “Nessun allarmismo, dobbiamo solo imparare a mettere l’igiene, in campo alimentare, al primo posto a partire dagli esercenti che speso si affidano ad un autocontrollo fai da te. A parlare è Ferrulli Michele, Agronomo, Medico veterinario, Specialista in patologia sviare aviare del coniglio e della selvaggina. E’ la migliore fonte, la più accreditata in questo momento per avere una informazione tecnica che non sia “contaminata” da allarmismi, trattazioni parziali e possibili luoghi comuni come quelli provenienti da fonti “non certificate”. Il dott. Ferrulli ha appena conseguito un PH.D in Scurezza Sicurezza alimentare di alcuni alimenti svolgendo una tesi sulla valutazione del rischio da Escherichia coli enteroemorragico o Vtec in alcuni alimenti. Con lui scopriamo cosa sta realmente accadendo in questi casi sospetti ma anche a carattere generale per non incorrere più in periodi di allerta come questo del batterio killer, l’Escherichia Coli enteroemorragico.

Dott. Ferrulli, cosa è l’Escherichia Coli?
E’ un batterio microscopico che vive nel nostro intestino e in quello di animali a sangue caldo uccelli e mammiferi tutti, in perfetta simbiosi forse da millenni, come germe saprofita. Escherichia coli fa parte del gruppo dei batteri fecali, detti appunto coliformi, da colon, assieme a Enterobacter, Klebsiella, Citrobacter e Serratia ed altri. Generalmente è un batterio non solo pacifico e inoffensivo, ma addirittura utile per noi, finchè rimane confinato nel colon; infatti contribuisce alla produzione di vitamine del complesso B. e della vitamina K. Si chiama così dal nome dello scopritore, Theodor Escherich, medico pediatra e batteriologo tedesco, 1857-1911, che lo individuò per prevenire la mortalità infantile, all’epoca assai alta per le infezioni intestinali.

Dov’è allora il problema?
Dire Escherichia coli è alquanto generico, sapendo che vi sono ben 200 ceppi diversi di cui oltre a quelli utili al nostro organismo e che vivono in simbiosi, la maggior parte sono patogeni tra cui alcuni ceppi, che causano oltre alle diarree acquose anche emorragie intestinali (EHEC) e che producono una vero-citotossina; tali ceppi vengono anche indicati come STEC (Shiga like-Toxin Esterichia Coli) o VTEC (VeroToxin Escherichia Coli) e se ingeriti è dimostrato che riescono a sopravvivere all’ ostile dello stomaco, per cui immediatamente passano nell’intestino e si fermano nel duodeno dove, mediante una proteina, aderiscono agli enterociti della mucosa intestinale distruggendo le cellule dei microvilli, determinandone la caduta, e liberando tossine pronte a legarsi ai recettori presenti negli endoteli vascolari provocando l’emorragia. Al contempo, si legano anche ai recettori presenti a livello dei capillari del glomerulo renale;. colpendo i reni le piastrine del sangue vanno in soccorso provocando una trombocitopenia , una distruzione dei globuli rossi (emolisi) ed una grave insufficienza renale (uremia); di qui il termine di sindrome emolitica-uremica o SEU, con la necessità di una emodialisi. Inizialmente i soggetti colpiti hanno una sintomatologia gastroenterica e solo dopo una settimana dalla ingestione del batterio Escherichia coli sono colpiti dall’ insufficienza renale, grave e poi acuta.

Come si fa la diagnosi la Seu?
Mediante esame microbiologico delle feci, in cui viene isolato il batterio, tecniche immunologiche per la diretta delle tossine nelle feci e, anche mediante prove biologiche. Sono, per la maggior parte ceppi “mutanti”, ossia geni che possono dare vita a nuovi geni per meccanismi di ricombinazione naturale fra batteri di diversi ceppi patogeni, e i laboratori non sono attrezzati per riconoscerli se non con ulteriori studi che ne determinano le loro caratteristiche e solo allora sono inseriti nella letteratura scientifica come nuovo ceppo patogeno.

Come si cura questa infezione?
Non con la terapia antibiotica, che, purtroppo, non si è rivelata efficace: i batteri in qualche modo “mortificati” dall’antibiotico rilasciano una quantità superiore di tossina, aumentando la concentrazione di questa nel sangue e quindi un maggior danno ai reni. La sola cura consiste nel reidratare il paziente (per compensare le perdite di acqua per la diarrea) e nella dialisi (se subentra un blocco renale).

Chi sono i soggetti più a rischio Seu?
Per lo più soggetti in età pediatrica da 0 – 4 anni, in seconda battuta possono arrivare fino a 15 anni e poi negli anziani.

Questi Vtec dove stanno?
Possono albergare nell’intestino di bovini e degli ovicaprini per lo più, ma anche nei suini, in minor misura e anche nei cavalli. Le loro feci costituiscono un importante serbatoio per l’infezione umana. L’infezione da Escherichia coli è una zoonosi, ovvero una malattia trasmessa dagli animali all’uomo.

Come può avvenire il contagio?
Per via orale seguendo il ciclo oro-fecale. Si tratta di alimentare contaminato e ci può stare di tutto dalla frutta alla verdura, oppure dalle carni macellate di carcasse contaminate ai prodotti con latte contaminato, in genere latte crudo il più sospettato, come pure gelati e pasticcini, ma anche alimenti marcatamente acidi come lo yogurt, succhi di frutta non pastorizzati, maionese, ecc…L’acqua potabile. Sono tutti alimenti a rischio infezione.

Come possiamo prevenire l’infezione?
E’ indispensabile adottare le semplici regole di prevenzione legate all’’igiene; questa consiste semplicemente nel lavare frutta e verdura, nel cuocere bene i cibi soprattutto le carni, nell’evitare il contatto con il latte crudo, nel lavarsi bene e spesso le mani.

Come possiamo giustificare quanto sta accedendo in questi giorni?
Sono fatti di una drammaticità inesaudita. Accadono perché si dà importanza all’igiene di processo e ancora poca all’igiene come sicurezza alimentare anche in diverse realtà produttive, soprattutto artigianali. Ma anche nelle fattorie didattiche. La sanificazione di locali e la taratura degli attrezzature, il personale operativo specializzato, la qualifica dei fornitori esigono l’autocontrollo eseguito da tecnici qualificati e con competenze scientifiche. Certamente non da avventizi consulenti improvvisati, che per pochi spiccioli si propongono e poi si limitano a fare soltanto alcune analisi senza insegnare regole comportamentali di igiene nella produzione e nella post produzione tra cui il servizio al pubblic, mettendo a rischio l’intero sistema. Un eccesso di zelo non è mai troppo, anche da parte delle autorità competenti. Un intervento legislativo comunitario e nazionale più incisivo con disposizioni mirate ai vari ceppi di Escherichia coli sarebbe auspicabile. Al momento non ci sono molti laboratori accreditati, le analisi costano molto e scoraggia gli esercenti, sopratturro i più piccoli. Lo Stato dovrebbe contribuire con interventi di sostegno anche economico. Perché a rischiare la propria è soltanto il consumatore e in questo caso i soggetti più indifesi, bambini e anziani.

Nel suo lavoro di tesi si evidenzia una certa pericolosità, negli ultimi anni , di questi batteri. Come è spiegabile?
La letteratura parla di sostanze pro infiammatorie dovute alle tossine di questo germe, ma perché, non si conoscevano le micotossine, il glyphosate che contestualmente infiammano la parete intestinale. Come pure le sostanze xeno biotiche che sono presenti negli alimenti. E’ un discorso, secondo me, anche di sinergie, di sostanze tossiche che noi introduciamo nel nostro organismo che possono virulentare un germe che prima non dava grosse paure, e che nei bovini ancora non dà problemi come sull’uomo. Tutto questo le dice lunga.

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