Le sfide impossibili di Francesco Cannito.

Non esistono ostacoli per l’ultra maratoneta altamurano che decidendo di partecipare all’Ultra Milano Sanremo di corsa per 285 km, ancora una volta è la dimostrazione che con la forza di volontà si possono superare i propri limiti.

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà. Dove c’è una grande volontà, non possono esserci grandi difficoltà: lo diceva Niccolò Machiavelli e lo ripete Albert Einstein in questo aforisma semplice e d’effetto. A metterlo in pratica è, però, Francesco Cannito, della Happy Runners di , uno degli atlleti più motivati, a tal punto da superare in tarda età e in pochi anni il confine dell’estremo, grazie ad una gestualità così naturale, spontanea, da allenare corpo e mente a correre distanze sempre più lunghe. “ E’ importante avere un buon allenamento ma anche una buona strategia di gara” – ha spiegato alla redazione di Altalife l’ultra maratoneta altamurano – “sapersi riposare quando è necessario e saper gestire le proprie energie. Sentire il proprio respiro e saperlo regolarizzare alla distanza da percorrere. Saper mantenere il proprio ritmo di corsa, lavorare sulla distanza e non sul tempo, in questo modo l’organismo riuscirà ad  assorbire gli adattamenti e ad evitare il rischio di sovraffaticamento dei muscoli e dei tendini.” Ottimi consigli! Quasi quasi corro anch’io. “Tutti possono correre. Il ritmo di percorrenza varia in base al livello e all’esperienza. Ma i nostri limiti non sono mai dove pensiamo che siano. E’ con le lunghe distanze che ti rendi conto che si può andare al di là di quello che si pensava fosse possibile, ma solo se diventi amico della sofferenza”– ha poi precisato. Amico della sofferenza? “Certamente. Se diventi amico della sofferenza, riesci a vincere sul dolore e anche sulle deprivazioni dovute alla mancanza di sonno, alle infiammazioni, agli infortuni, alla fame, alla sete. Solo allora non c’è più nulla che non può essere superato, nella corsa come nella vita”. Va bene Francesco, come non detto. “Dai non arrenderti. Un pieno di emozioni di aspetta. Lascia perdere le paure. Ti porto io”. Mi porti tu? Meglio. “ Credimi” – ha assicurato – “Lo sport è vita. Ti migliora come persona e all’interno degli ambiti sociali. Ti permette un approccio positivo con la quotidianità. Ti insegna ad avere rispetto di tutto e di tutti. Ti infonde il piacere di farcela, di raggiungere un obiettivo sfidante, di sentirti padroni del proprio corpo, olisticamente. Ti permette di raggiungere un senso di competenza, di autodeterminazione fino a sentirsi “immortale”, al pari di eroi e miti.” Il senso di libertà, passione e ùgloria, ci possono anche stare, ma sulle privazioni estreme e sulle esperienze di durezza, devo pensarci un po’ sù, prima di mettere le scarpette ai piedi e andare. Nel frattempo, magari approfondiamo insieme questo bizzarro mondo degli ultra runner, considerato dai comuni mortali difficile, fuori dall’ordinario, ma che a sentire te affascina e spesso sorprende.

Scoraggiarsi, aver paura, soffrire d’ ansia o di stress sono termini che non esistono nel tuo vocabolario.
Assolutamente si. Corro senza più sentire la fatica. Tanti amici mi chiedono di correre con loro perché sanno di non farcela a tenere il passo che si sono prefissati senza cedere alla stanchezza o, peggio, abbandonare la gara. Anche quando in partenza mi sento pronto, caricato, sereno, sicuro di fare un buon risultano, se mi capita di dover aiutare un amico a superare un momento di crisi, lo faccio volentieri. Sono altruista di natura, ma nella corsa lo sono ancora di più, al punto di dimenticare i miei obiettivi per realizzare quelli degli altri.

Come cerchi di motivarli?
Racconto barzellette, per non fargli sentire la fatica, canto nella notte per fargli superare le difficoltà della corsa, mi vesto da Babbo Natale, regalo caramelle prima della corsa. Una risata aiuta a dimenticare stress, fatica, panico ed è un gran tonico per lo spirito. Certe volte la gente arriva al 30esimo chilometro e neanche se ne accorge, poi, soprattutto se non ha dosato bene le sue energie, subentra la fatica mentale, ed entra in crisi. Si chiama  “muro”. Succede che le nostre energie finiscono e bisogna attivare la mente. Qui subentro io con le parole, le urla, le minacce e i sensi di colpa. L’importante è sdrammatizzare la fatica che è spesso più mentale che fisica.

La tua soddisfazione?
Il grazie, le facce distrutte ma felici, il “senza di te” non ce l’avrei fatta, l’abbraccio di gratitudine per esserci stato lì in quel momento di smarrimento, come un angelo custode che ti prende per mano e ti porta al traguardo. Spesso li vedo piangere, un modo per scaricare la tensione accumulata. Questo mi ripaga di tutto. Correre per gli altri è impagabile, quando vedo la loro gioia nello stabilire il record personale, rivivo quell’emozione con loro sapendo di esserne l’artefice.

Quando è arrivata la passione per la corsa? Più che passione forse è una missione, perché solo così si può rinunciare a correre per se stessi per “portare” gli altri.
E’ arrivata in tarda età, per non sentire più un amico, Michele Bruno, decisi di correre con lui per 3 km. Ricordo che arrivai stremato, caddi a terra senza la forza di alzarmi. Avevo 50 anni. Mi è stato vicino per un mese.Sentirlo parlare di 42 km mi sbalordiva. di 4 maratone consecutive mi lasciava incredulo. Passato il primo momento difficile, mi diceva sempre Bruno, dove sembra impossibile percorrere più di un km di seguito, pian piano il piacere s’insinua e non riesci più a smettere. Ed è quello che è succeso a me. In otto anni ho affrontato più di 100 maratone, in cui si corre per 42,195 Km e nel giro di due anni sono passato a tutte le gare di “ultramaratona” a tempo di 6 ore, 12, 24 e ora voglio cimentarmi con la 48 ore, la Ultra Maratona Milano Sanremo, in programma per maggio prossimo. La più lunga d’Europa e anche la più impossibile di tutte le sfide fatte finora. Devo percorrere di corsa e no stop 285 km da una città all’altra, senza dormire per due notti. Un tragitto fatto non solo di pianura ma anche di salite per valicare l’appennino ligure. Una prova estrema, ma voglio dimostrare che con la forza di volontà si possono superare i propri limiti. Partecipa tutto il mondo e quest’anno saremo più di 200. A maggio prossimo ho tre gare importanti, la Ultra Milano Sanseremo, 285 km , 12 giorni dopo la Nove Colli Runner, 202 Km e a fine mese il Passatore,100 km. Sarà una passeggiata.

Dove trovi il coraggio e a capacità di visione per spingere sempre più in là il tuo limite?
Ritengo che questo sia possibile cercando sempre nuove motivazioni, il vero punto focale, oltre naturalmente a dedizione, sacrificio, costanza, impegno e tanta allegria.

Ma quando stai correndo già da diverse ore e alla mente ti arriva il pensiero che ci sono ancora tantissimi chilometri da percorrere che cosa pensi? Non ti viene mai da scoraggiarti? Come si combatte la paura di non farcela?
Eh, questo è il segreto dell’ultra maratoneta. E nei momenti più duri che si vede di che pasta sei. E quelli tosti, secondo me, sono anche gli istanti più incredibilmente affascinanti. In quel tipo di dolore è insita la gloria. Quando riesci a passare attraverso una fase di difficoltà e di scoraggiamento, nella quale sei mentalmente e fisicamente a pezzi, per non dire uno straccio, ma continui a correre, a mettere un passo davanti all’altro, e ti accorgi che sei in grado comunque di proseguire, ne esci psicologicamente rafforzato, alla grande, più vai a fondo e più dopo ti senti in alto. E’ pazzesco, però nell’ultra maratoneta funziona così. Si fluttua ripetutamente tra questi picchi positivi e negati una miriade di volte. Non dimentichiamoci che si corre su lunghissime distanze, bisogna assicurarsi regolarità e costanza, tirando il freno nei primi chilometri e premendo sull’acceleratore quando è necessario, ma sempre in modo impercettibile, perché quando la fatica comincia ad arrivare anche il solo restare costanti implica uno sforzo al pari di un accelerazione.

Come la corsa ti ha cambiato la vita?
Avevo un problema di balbuzia che mi portavo dietro dall’età di otto anni in seguito ad un trauma subito a causa di un incidente stradale. Nei primi cinquantanni della mia vita ho vissuto sempre dietro le quinte, a scuola, in parrocchia, con gli amici, con le donne, a tal punto da maledire quel giorno nefasto. Meno che a lavoro, dove, assunto da Trenitalia nel lontano 1979 come macchinista a Torino, non importava altro che essere capaci di guidare un treno. In questi otto anni di corsa, senza accorgermene, ho cominciato a rilassarmi, a vincere le sfide impossibili come le ultramaratone. Metti le scarpette e mentre vai senti il tuo passo, il tuo respiro ed è un privilegio per pochi. Sopratutto nelle gare a circuito ci sei tu e la tua mente, i tuoi pensieri che volano, e mentre ragioni con te stesso sciogli tutta la tensione, e subentra l’autostima. Maratona dopo maratona ho costruito il mio se da ultramaratoneta, vado ad ogni running impegnativa, con una di 42 km  e195 metri, si parte dalla distanza appunto della maratona. Ogni settimana percorro una di almeno 100 chilomeri, incontro persone motivate, sono amico di tutti e prendo da ognuno quello che mi serve per essere più performante. E senza accorgermene è ritornata la parola.

Chi sono i tuoi riferimenti?
Per le prime tre maratone ho seguito il programma di allenamento di Fulvio Massini, un piano infallibile per arrivare pronti all’appuntamento podistico, ma quando finivo la preparazione ero pieno di dolori, come se non bastasse facevo anche le ripetute. Un giorno, all’Expo Maratona di Firenze incontrai Massini e lui in base alla mia età mi sconsigliò, pur avendo fiato, di seguire le sue tabelle studiate per i ragazzi, che normalmente corrono in asse. Secondo lui, se continuavo, ero soggetto ad avere sempre infortuni fino a non corre più. Mi sono rivolto a molti fisioterapisti e la risposta era: sei troppo vecchio per simili competizioni. Devo ringraziare il fisioterapista Bruno Gagliardi che ha creduto nelle mie potenzialità al di la dell’età cronologica ed è riuscito a rimettermi in asse. Da allora non seguo più tabelle, né metodi altrui. Una volta incontrai il famoso psicologo di gara, Matteo Simone, che sponsorizzava uno dei tanti libri che ha scritto dando voce ad uno sport così poco conosciuto, dal titolo “O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia, come raggiungere obiettivi nella vita e nello sport”. Gli parlai del mio sogno di voler correre la 100 km del Passatore e mi sentii dire: “Francesco lascia perdere, devi ancora fare molta strada”. Accettai la sfida. Poco tempo dopo avevo realizzato il mio sogno. Da allora vado a sensazione, mi regolo in base alle distanze da percorrere, collego mente e corpo e vado tranquillo e sereno verso il traguardo con determinazione ed entusiasmo. Se mi metto in testa degli obiettivi a cui tengo, faccio di tutto per trasformarli in realtà. Il successo arriva sempre. Voglio ringraziare Maria Moramarco, per i suoi mille e utili consigli.

Quanto conta nella vita di un atleta una sana alimentazione?
Tantissimo. Nel tempo ho capito della sua importanza al pari dell’allenamento fisico. Il corpo si nutre di quello di cui ha più bisogno, basta ascoltarlo in questa sua esigenza e ti ripagherà con forze ed energie in quantità sufficienti a percorrere lunghe distanze senza mai rimanere a corto di carburante. Prevalentemente prediligo legumi, frutta e verdura, niente latticini, poca carne e pesce e qualche volta pasta e pane di grano saraceno che mi prepara il forno dell’Artista. Durante le gare mi porto i fichi secchi con la mandorla preparati da mia moglie. Hanno un valore energetico incredibile e non hanno pari con nessun integratore che si trova sul mercato.

Cosa pensano i tuoi parenti?
Mia moglie Lucia comincia a seguirmi, ora è lei che mi incita a correre. La porterò con me al Passatore, per farle prendere confidenza con le lunghe distanze. I miei figli, Anna, Tommaso e Maria Teresa, sono orgogliosi del loro papà, nonostante siano state bandite dalla tavola paste al forno, tegamate, fritti e, soprattutto, dolci.

Cosa consigli ad un runner che voglia cominciare a correre sulle lunghe distanze?
Di non scoraggiarsi e correre contro se stesso, mai contro gli altri. Con la volontà e il giusto allenamento si ottengono buoni risultati al di là delle proprie capacità. Il corpo umano, se in equilibrio, se in armonia, regala grandi soddisfazioni.
 
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